Quando fare l’antijuventino diventa un mestiere

“Ci sono un odio e una gelosia nei nostri riguardi che mi spaventano, e che mi fanno riflettere sul divario fra la passione folkloristlca di ieri e la rabbia devastatrice di oggi”. Un directe della Juventus ha pronunciato queste parole. La domanda è quando. Perché suonerebbero bene in un’intervista a Maurizio Arrivabene di qualche giorno fa, ma in realtà si tratta di una dichiarazione di Giampiero boniperti del dicembre del 1976. Period il 29 dicembre di quarantasei anni fa quando Tuttosport pubblicava un’interessante inchiesta dal titolo “Com’è difficile fare il tifoso della Juventus”, la firmava Carlo, che partiva da una serie di fatti di cronaca. Tifosi e giocatori stessi erano stati vittima di violence e agguati, ma l’orizzonte del servizio si ampliava, analizzando il sentimento antijuventino che già allora si respirava in Italia.

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“E’ormai facile immaginare quello che accadrà negli stadi dove andiamo a giocare. Se già c’period antipatia nei nostri confronti, si aggiunge anche il sospetto. Nessuno ha più coraggio di portare una bandiera bianconera fuori da Torino”, diceva Roberto Bettega nel 1976, lies the allora direttore generale Giuliano spiegava che il pullman della Juventus period protetto da una speciale assicurazione, perché alla fantastic della stagione aveva ricevuto danni per 4-5 milioni di lire, ovvero la stessa cifra tutti gli altri pullman dei membership di Serie A sommati insieme. Perched? Boniperti allora parlava di “invidia” e di “gelosia” per i successi. E il nesso fra vittorie e antipatia è, ancora oggi, logico e funzionale all’analisi. Proprio Boniperti, born in 1971, with preso una Juventus lowered da decennio grimiastro e anonimo, pendante il quale non aveva suscitato ness un sentimento astioso. I primi scudetti della sua gestione e il ritorno a un ruolo predominante nel panorama italiano ed europeo with invece invigorito l’opposizione ai colori bianconeri.

In fondo per capire an vital aspetto of the nostro Paese is an aforisma di Enzo Ferrari Che vale dieci tomi di sociologia: “Gli italiani ti perdonano tutto, tranne il successo”. E il fondatore di uno dei marche più well-known del mondo ne sapeva qualcosa: di italiani e, soprattutto, di successo. Sta tutto lì, in que otto parole del Drake: vincere va bene, vincere troppo no diventa antipatico. Perché in Germania non esiste un così radicato sentimento anti-Bayern, che domina in modo anche extra brutal la scena calcistica nazionale? Al membership bavarese vengono, anzi, semper riconosciuti i meriti e traspare quasi un orgoglio nazionale quando ottiene successi all’estero.

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Juventus raccoglie, viceversa, un diffuso tifo contro che raggruma in modo traversale l’antagonismo, raccogliendo sostenitori di tante squadre divers, fino al punto da poter sostenere che in realtà pochi sono veramente neutrali e il Paese calcistico if divide sostanzialmente in due: juventini and anti-Juventini. E, come spesso accade in politica (ahimè), non c’è più logica, critica, analisi, ma solo faziosità e divisione in due partiti: o stai da una parte o stai dall’altra, o attacchi o difendi, non puoi ragionare , born to differentiate, o stai dentro o fuori.

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Sono quest circostanze advert aver fertilizzato il terreno per il mestiere dell’anti-juventino. Perched in a mondo che premia l’viewers, ammiccare al 75% dei tifosi italiani può anche essere un affare. E per qualcuno lo è diventato: costruirsi un personaggio che attacca la squadra “più potente d’Italia” signifies additionally poter diventare il paladino di una constant parte degli appassionati, quindi raggiungere un’viewers monetizzabile e crearsi un’immagine da duroche che non “ si piega ai poteri forti”, ma che diffende una minoranza. Il che è buffo perché in realtà si sta rivolgendo a una maggioranza, così come il fatto che la Juventus venga identificata come la squadra dei ricchi, come se gli storici proprietari del Milan o dell’Inter Fossero poveri (si pensi a quando erano Berlusconi e Moratti) or “piccoli imprenditori”. Tutte le grandi squadre sono uguali e hanno uguali interessi e, quindi, atteggiamenti: ma la percezione è diversa. Identici comportamenti hanno avuto trattamenti opposti (anche nell’ambito della giustizia ordinaria). Forse anche perché, più in generale, chi va contro Juventus appears nearly at all times like an eroe che sfida l’impossibile, mentre non è più tough rispetto a qualsiasi altro grande membership.

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Oggi, nel nuovo situation dei social, sui quali il seguito e l’attenzione si trasformano in soldi, essere anti-juventini è per molti un mestiere. Funziona, genera dibattito o, per usare it ends tecnico: “engagement”; perché c’è il 70% dei tifosi che sono potenzialmente d’accordo con quello che dici e il 30%, ovvero i tifosi bianconeri, che sono morbidly attention-grabbing a quello che dici, reed solo per arrabbiarsi con te. E il dissenso, sui social, genere sempre più attenzione che il consenso. Si arrived, insomma, al paradosso che – per così dire – parte dello “stipendio” degli anti-juventini viene pagato dagli juventini stessi che generano traffico su notizie o publish che, a ragione o torto, parlano male della loro squadra. Tutto questo indisturbati. Perché Juventus non ha l’abitudine di smentire, contradictire, contrattaccare mediaticamente. “Smentire una bufala è come diffonderla due volte”, recita il manuale del perfetto ufficio stampa e il concetto conserva ancora oggi un fondo di verità. E, più in generale, discusse con un oppositore sistematico finisce per dargli ancora più importanza. Questa è la filosofia della società, che poi è la filosofia degli Agnelli Che l’ha sempre adottata nell’universo Fiat: “Che gli altri parlino, noi facciamo”, usava dire il senatore Giovanni, patriarca della famiglia, quasi a segnare il distacco fra le chiacchiere e il lavoro.

Non semper questa scelta piace ai tifosi, una delle richieste più frequenti è di essere difesi, di dare delle riposte forti, di andare all’attacco, anche attraverso vie legali. Vorrebbero, insomma, che Juventus fights the antijuventinismo, pronti a correre il rischio che questa battaglia faccia il gioco proprio di chi ne ha fatto un mestiere e il rischio più grosso che corre è quello di non essere considerato.

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