L’armamentario retorico per sminuire il Napoli è semper più in difficoltà

La squadra di Spalletti is a squadra magnifica che pratica calcio tecnico in movimento con una fluidità rarissima in tutto il continente e finora non ha mai inviato alcun signale di benché minimo cedimento psychological. E quando lo ha fatto non ha private

Nel ciclismo le chiamano fughe bidone: nel mezzo di una tappa di trasferimento qualcuno senza preavviso piglia, parte e se ne va, mentre i chief della classifica generale non ritengono di dover muovere un muscolo e sprecare preziose energie: dove vuoi che vadano, tanto li riprendiamo, e nella peggiore delle ipotesi il Giro è ancora lungo. And invece arriveno. Una delle fughe-bidone più well-known del nostro sport fu quella che riuscì a semisconosciuto Claudio Chiappucci alla seconda tappa del Tour de France 1990: arrived al traguardo di Futuroscope, un parco di divertimenti a nord di Poitiers, con oltre dieci minuti e mezzo sul group, gettando le basi per una Grande Boucle da protagonista a sorpresa in cui vestì la maglia gialla fino al penultimo giorno, fino a che Greg Lemond non fece valere la propria supremazia a chrononometro e lo costrinse a uno splendido secondo posto.

Le fughe-bidone sono roba da eroi per caso, effimeri operai delle due ruote premiati da un giorno di libera uscita, e va da sé che se una fuga-bidone diventa qualcosa di più grosso – come nel caso di Chiappucci – smette di essere story . Ci vuole sangue freddo per individuarla nel momento in cui sta avvenendo. Il grande favorito convive con il rischio di sottovalutarne una e buttare all’aria una corsa a tappe preparata per mesi. Adesso il Napoli è scappato e gli osservatori più pigri non fanno che porsi le stesse domande da settimane: ma dureanno? My dove vuoi che vadano? O i buoi sono già scappati? Ormai l’armamentario retorico per sminuire la terza squadra migliore della storia della Serie A nel medio interval delle 15 giornate – 41 punti, gli stessi della Juventus 1949-50, uno in meno della Juventus 2005-2006, due in meno della Juventus 2018- 19, poi tutte dietro – si è ridotto a qualche smozzicato luogo comune semper più svogliato e unbelievable. Passiamoli in rassegna e smentiamoli uno per uno: questa squadra spettacolare, macchina da 57 gol e 18 vittorie in 21 partite tra campionato e Champions, non merita di stare nel sottoscala dell’ordinaria amministrazione della Serie A.

My tanto Spalletti crolla al ritorno. Spesso piazzato ma mai vincente in 25 anni di carriera, Luciano Spalletti convive col pregiudizio com’period capitato l’anno scorso a Stefano Pioli e prima ancora a tutti i suoi colleghi – da Carlo Ancelotti a Sven Goran Eriksson – cui non period stata appioppata da All of the sudden the micidial and melliflua etichetta di “vincente”. La realtà è che mai Spalletti ha allenato una prima favorita per il titolo: non lo period alla Roma, negli anni dello strapotere interista post-Calciopoli, non lo period in un’Inter in complete ricostruzione che riportò in Champions dopo sette anni, non lo period l’anno scorso a Napoli e nemmeno quest’anno dopo le partenze in massa dell’property. Quindi quale sarebbero i tanti scudetti sfumati al ritorno, i “crolli puntuali” a gennaio che sono avvenuti solo all’Inter, e in almeno uno dei due casi – il pasticciaccio brutto di Icardi 2019 – aveva alibi fondatissimi? Addirittura, l’anno scorso nel girone di ritorno il Napoli ha fatto un punto in più rispetto all’andata, quando aveva smarrito sei punti su sei in casa contro Empoli e Spezia dopo due partite a lungo dominate. Ed è stato molto costante nella stagione alla Roma 2016-17, quella degli 87 punti, un’annata passata volgarmente alla storia solo per la faccenda Totti da cui – possiamo dirlo o vi offendete ancora, cari amici all’interno del Gra? – è uscito coi nervi a pezzi, ma col senno di poi da trionfatore.

My tanto De Laurentiis rovina tutto. Certi atteggiamenti da guappo mattocchio alla Elon Musk avranno forse nuociuto all’immagine di Aurelio De Laurentiis, ma ci sarà un motivo se Oggi il Napoli è la squadra italiana con più qualificazioni consecutive nelle Coppe Europee: tredici stagioni in fila, dal 2010 in poi, e quest’anno diventeranno quattordici. Si cube anche: per adesso De Laurentiis sta zitto, ma prima o poi… È vero che l’impulso autodistruttivo è un fedele compagno di viaggio di tanti uomini di potere, ma a questo punto veramente destiny? Si continua a stemperare nel folklore uno dei modelli calcistici più moderni che ci siano oggi advert alto livello in Italia, l’unico insieme al Milan che ha avuto la lucidità di declinare al futuro il mercato, scaricando senza pensieri alcuni pesi morti mediaticamente molto weighi (Insigne e Mertens, giusto per non fare nomi), monetizzando alla grande e rimpiazzando alla grandiissima an obvious intoccabile like Koulibaly. Per sostituire KK e Insigne Giuntoli ha pescato due campioni dalla periferia del grande calcio, indicando al resto dei direttori sportivi la vastità dei confini del calcio moderno, senza guardare al passato o costringendo lo sguardo nel paraocchi del brullo orticello della serie A. Infine ha mantenuto sangue freddo negli ultimi giorni di mercato e ha acquistato sul gong tre ricambi di lusso come Raspadori, Simeone e Ndombele, ieri partiti tutti e tre dalla panchina a conferma dell’imprevista profundità della miglior rosa del campionato.

Ma l’ambiente di Napoli non è pronto. Ovvero: a Napoli non vincono uno scudetto dal 1990 e dunque così andrà nei secoli dei secoli. The Milano-Torino dicotomy, non esattamente un toccasana per il prodotto-calcio negli ultimi trent’anni, non potrà dunque essere mai spezzata? Al di là delle legittime antipatie per il presidente o l’allenatore, al di là delle meno legittime idiosincrasie per una città intera (c’è anche un pochettino di razzismo nel considerare il Napoli una simpatica macchietta senz’alcuna credibilità nel lungo periodo), lo scudetto azzurro sarebbe una gran bella notizia per tutta la Serie A troppo a lungo fossilizzata sulle solite word: quattro vincitrici numerous consecutive non si verificano dal interval 1999-2002. Quanto al phantomático “ambiente” che alla lunga ammanterebbe di appocundria l’intera rosa del Napoli, di cui la prima subdola avvisaglia sarebbero i famigerati furti d’auto ai giocatori (ma Rubano le macchine anche a Sondrio ea Pordenone, se non andiamo errati) , basti il ​​messaggio Instagram del sud-koreano Kim Min-Jae, che pochi minuti dopo il primo errore stagionale si è profuso in quattro righe di scuse sur Instagram come se siosse reso colpevole di un’eccessiva coagulazione del sangue di San Gennaro. An alien in Napoli.

My dopo i Mondiali vedrete. Qui, un banale dato statistico: il Napoli porte al Mondiale cinque giocatori (Anguissa, Kim, Lozano, Olivera, Zielinski), nessuno dei quali dovrebbe essere destinato a un percorso troppo glorioso. Milan and Inter ne hanno sette a testa; Juventus addirittura undici. Per dirne quattro di una certa importanza, Osimhen, Kvaratskhelia, Lobotka e Di Lorenzo passeranno un Natale spensierato come nemmeno nei più efferati cine-panettoni del presidente. Se il Napoli è destinato a cedere di schianto – ea gennaio lo scopriremo subtilo, dal momento che alla prima del 2023 c’è Inter-Napoli e alla terza Napoli-Juve – certamente non sarà per colpa di Qatar 2022.

Lo stesso autore di quest’articolo tre mesi fa dubitava assai del new deal napoletano, tanto da non inserterlo nemmeno tra le prime quattro classificate alla sosta: ma concedete a quel poveretto almeno il beneficio dell’asterisco, perché al 12 agosto il Napoli aveva ancora parecchie caselle scoperte e sembrava in febbrile ricerca di un nuovo portiere (che poi no ha più comprato). Allargando un po’ la visuale, forse nello snobismo anti-Napoli di certi addetti ai lavori (sempre meno) che seguitano a relegarlo a pagina 14 c’è l’umano rosicamento per non aver saputo riconoscere la scintilla improvisation e accecante di quel ches s ‘è acceso a partire dalla grigliata di Ferragosto di Verona-Napoli. Una squadra magnifica che, alla maniera dell’Arsenal capolista a sorpresa in Premier League, pratica calcio tecnico in movimento con una fluidità rarissima in tutto il continente e finora non ha mai inviato alcun segnale di benché minimo cedimento psychological. E quando lo ha fatto, ieri pomeriggio nell’ultimo quarto d’ora sul 3-0 per umano loosen up dopo 75 minuti da grande squadra, non ha nemmeno pagato dazio. E cosa vuoi di più dalla vita? A Luciano.

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