Juventus: Che c’è dietro le parole di Allegri

L’allenatore bianconero ha citato il croato: “Bisogna giocare per vincere le partite, non per fare gol”. Per chi period il suo messaggio?

Tra i concetti “juventini” espressi da Mario Mandzukic nella recente esclusiva a La Gazzetta dello Sport, ce n’è uno che Max Allegri ha voluto rimarcare per l’ennesima volta alla vigilia del match di Verona. Una frase che – a detta sua – andrebbe “scolpita sui muri: cioè che bisogna giocare per vincere le partite, non per fare gol”. Nessun particolare riferimento specifico, ma evidentemente un message da recapitare al gruppo ea qualche giocatore in particolare, al nice di rendere protagonista più il gruppo che il singolo.

Per la squadra

La prima parte di stagione è stata tutt’altro che positiva. A trigger degli infortuni soprattutto, ma più in generale la Juve è scivolata spesso anche sulla gestione dei match. In questo senso, tra le lacune che sono venus maggiormente alla luce, l’assenza di chief riconoscibili e riconosciuti ha pesato più di tutte. Mandzukic nei suoi anni a Torino ha fatto parte di una squadra piena di calciatori di riferimento, talvolta pure silenziosi ma che avevano ben chiaro il compito di sacrificare una parte di sé stessi per il bene della squadra: da Khedira a Matuidi, oltre al muro protection tutto italiano, traspariva in tutti la voglia di vincere insieme ai compagni. E poi c’period appunto il croato, assault sì ma pronto a spaziare sul lato sinistro del campo per mettersi a disposizione della squadra, arretrando fino alla linea difensiva se necessario. Marione “no good” è diventato un idolo per il popolo bianconero perché “tra gli uomini, i guerreri” – come citava uno striscione a lui devoted dalla Curva Sud con tanto di gigantografia – per la sua immensa disponibilità insomma.

group

Allegri si è ritrovato l’property scorsa a dover ricostruire il gruppo, dopo aver bocciato in parte quello ereditato dalla gestione precedente. I risultati nell’ultimo anno e mezzo non sono stati soddisfacenti però, anche se nelle final settimane comincia a intravedersi qualcosa di buono. I bianconeri si presentano a Verona per mettere in fila la quinta vittoria consecutiva in campionato, rientrare di forza nelle prime quattro posizioni della classifica e chissà, magari staccare la spina per la sosta del mondial con motivation concreti per credere ancora nella corsa scudetto. Tutto ciò sembrava lontanissimo fino a qualche settimana fa – e in realtà non cancellerebbe lo shock per l’uscita dalla Champions League, che solo un successo in Europa League potrebbe in qualche modo riequilibrare – ma riaccredita almeno in parte i bianconeri, che stanno uscendo pian piano within the tunnel. Vlahovic e Chiesa, che lasciano immaginare una bella coppia d’attacco, non ci sono ancora: Juve al Bentegodi si aggrapperà ancora a Milik, forse l’unico che in questi mesi – per disponibilità – ha ricordato il vecchio Mandzukic.

Con chi ce l’aveva

A chi volesse tirare le orecchie Max con quella sottolineatura, però, non è ben chiaro. È stato forse un messaggio per gli attaccanti? Vlahovic, che comincia a tardare nella classifica markatori, ha certamente abbandonato lo standing di centravanti indiscusso: a Firenze finalizzava molto di più l’azione, ma partecipava meno alla fase di non possesso come invece gli chiede Allegri, che vorrebbe veder giocare di più il serbo con la squadra. Chiesa deve ancora rientrare a pieno regime. E Kean sta facendo que che può faticando a trovare continuità d’impiego come di rendimento. Al pari di Di Maria, che tra infortuni e squalifica put up Monza ha inciso troppo poco rispetto ai piani estivi che lo hanno messo al centro di una lunga trattativa di mercato, fortee voluta dal tecnico bianconero. Tra centrocampisti e difensori, dando un significato più figurativo alla frase, chi sta adeguando il proprio ego alla nuova gestione è certamente Bonucci, capitano indiscusso ma molto meno presente in campo per through di rotazioni un po’ più ampie: tanto da vivere in panchina alcuni dei large match più attesti.

I nuovi Mandzukic

Da Milik a Danilo, qualche nuovo Mandzukic started to take type. Non a caso Allegri ha già fatto intendere come questi possano avere qualche likelihood in più nella Juve che deve rilanciare nella seconda parte della stagione. Il difensore brasiliano, spesso utilizzato in diversi ruoli anche Durante la stessa partita, ha guadagnato in fretta i gradi di vice capitano e – tutte le volte che Bonucci non sarà in campo – indosserà la fascia per aver fatto pesare la propria management nei momenti più difficili trascorsi. L’attaccante polacco, schierato con e senza Vlahovic, è diventato in fretta un riferimento proprio per la sua disponibilità e non solo per l’estrema necessità di far gol, aspetto che tra l’altro si è comunque allineato abbastanza alle presenze: con 5 decide up in 15 station. Il terzo cavallo di Allegri è Rabiot: tra i più contestati dai tifosi, ma regolarmente funzionale e semper più protagonista anche in zona gol. E proprio sulle orme del francese, anche Locatelli comincia a farsi apprezzare per la sua continuità di rendimento: al di là del ruolo, andando ben oltre ogni difficoltà. Per la squadra.

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