7 anni di teatrini, 7 proprietà e la favola del nuovo stadio di Milano: ma chi distrugge San Siro, distrugge il Duomo! | Serie A

The 7 luglio 2015 the gazzetta in prima pagina titolava “Milano come Londra! He Milan avà il suo stadium”. Veniva presentato in pompa magna he plans to Barbara Berlusconi to construct the Milan stadium accanto alla nuova sede sociale, in mezzo a un crocevia di strade e palazzi, dove sorgeva la vecchia “Fiera Campionaria”, come si chiamava una volta. Un progetto che non stava in piedi a vista d’occhio e che, ben prima della pose della fatidica prima pietra, ebbe il triplice effetto di far infuriare gli abitanti della zona, di illudere i tifosi già delusi slab macerie del Milan che fu e di as a result of it steadiness sheet già agonizzante del membership di un bel risarcimento danni a beneficio della Fondazione Fiera. Per la prima volta non period la sede di una squadra di calcio che si avvicinava allo stadio, ma il contrario. Grottesco.

Da que giorno cominciavano 7 years say teatrini sul nuovo stadio, prima solo del Milan, poi insieme all’Inter, poi divisi e ora di nuovo insieme. In questi anni le due squadre milanesi hanno cambiato 7 properties in due, breaks a world report. Sono passate dai milanesissimi Berlusconi e Moratti a proprietari cinesi, indonesiani, americani, inglesi, ma soprattutto mai perfettamente noti e definiti. Soprattutto nella provenienza dei fondi. Una delle poche costanti in query continui ea tratti misteriosi avvicendamenti di proprietá è semper stata the favola of the brand new stadium.

Una favola che puntualmente riemerge sui giornali quando non ci sono partite (property, pause delle nazionali ecc) o quando anche il mercato non fornisce spunti interessanti. Una favola che puntualmente viene utilizzata slab varies fazioni politiche per accaparrarsi qualche voto o per delegittimare i propri avversari. Una favola che puntualmente viene raccontata dai directedi di turno. Dobbiamo say, soprattutto quelli del Milan. In primis Scaroni e Gazidische, si diceva, è stato assunto per dare vita al nuovo stadio. E invece se ne va senza nemmeno avere neanche una lontana di concept di quando, come e dove sarà costruito. Colpa della politica”: questo è il ritornello che si sente ripetere semper quando tutta la gente si domanda perché si riescano a costruire o rimodernare stadi in tutto il mondo, tranne che a Milano.

Gli intrighi e le speculazioni che ci sono sotto questa vicenda dello stadio ei retroscena di query 7 anni farseschi forse non li conosceremo mai. O forse li verremo a sapere quando finalmente Milano avrà davvero uno o due stadi nuovi. Chissà quanti anni ci vorranno. Per il momento la storia del nuovo stadio di Milano asomiglia semper di più a una moderna “fabrica del Domm”, giusto per restare in tema. Ineffective fare forecast or dare accountability, noi da osservatori esterni e da innamorati di questa città e di una delle sue due gloriose squadre possiamo soltanto aspettare con pazienza l’evoluzione dei fatti. Reed se saranno ancora “lunghi” proprio comme la “fabrica del Domm”.

Una sola cosa vogliamo dirla con forza, stavolta guardando al futuro e non al passato. Abbiamo appena citato il Duomo che con la sua Madunina è il simbolo della nostra città in tutto il mondo. Dopo il Duomo, il monumento più conosciuto di Milano a livello internazionale è la Scala e subtilo dopo? Ebbene sì, subtilo dopo c’è S. Siro. Chi thought che sia solo un campo di calcio e che si possa smontarlo, spostarlo o rinominarlo a piacimento sta dando un calcio alla storia. Non solo alla storia calcistica, ma reed soprattutto a quella della città, di chi la abita e la vive da quasi 100 anni.

Lo stadio di S. Siro è a simbolo di Milano, è a monumento dell’Italia, è a “model”, come si cube adesso. S. Siro ha una sua riconoscibilitá storica e una sua identità simbologica che vanno al di là delle partite che ospita e nell’immaginario collettivo trascende persino le squadre ei giocatori che vi passano. Esattamente just like the Maracaná in Rio de Janeiro, Wembley in London, the Bernabeu in Madrid or the Camp Nou in Barcellona. Ecco, pensate un po’: chi mai si sognerebbe di abbattere il Bernabeu e rifarlo in un altro punto di Madrid. The Spanish capital has lived the world è più conosciuta per il campo di Chamartin che per il Museo del Prado. In Barcellona that is the vacationer attraction at Camp Nou and on the Sagrada Familia. Il Maracaná è paragonabile al Cristo Redentor sul Corcovado. Quest’ultimo è stato totallymente rimodernato in occasione dei Mondiali del 2014, ma non gli hanno cambiato nome, profilo e zona. Stesso dicasi per Wembley. In Madrid sta per essere ultimata la scenografica copertura del Bernabeu, ma nessuno si sonnerebbe mai di abbatterlo e costruirlo da un’altra parte. E lo stadio del Actual Madrid sorge in una zona della città molto più nevralgica e trafficata di S. Siro. E non ci venite a raccontare che by way of Piccolomini è troppo stretta e che non si può spostare l’ippodromo del Trotto. Queste cose raccontatele a qualcun altro.

Di sicuro c’è che abbattere S. Siro e costruirlo da un’altra parte che non sia la stessa zona, significherebbe distruggere un monumento, un simbolo, un pezzo di storia di Milano. E chi ha a cuore questa città non può viverlo come un passo verso il futuro. Ma come l’ensesima unhappy speculazione sul presente. Come si potrebbe chiamare S. Siro uno stadio che non si trova più nell’omonimo quartiere? Non mi sembra che gli stadi citati prima siano stati costruiti più recentemente di S. Siro o che rispondano a chissà quali logiche di architettura moderna. Eppure sono riusciti a rimodernarli. Nel caso di Wembley lo hanno abbattuto e riedificato, ma semper lì, dove c’period il vecchio stadio della finale del 66. Perchè i monumenti ei simboli non si possono sostituire o spostare. Che trovino il modo non per dare a Milano uno stadio nuovo ma per ridare a S. Siro la dignità che la storia gli ha conferito. Senza pensare a speculazioni edilizie o interessi politici. Proprio come to pit the Duomo

Leave a Comment